Biografia

Ha conseguito il Diploma in scultura presso l’Accademia Cignaroli di Verona col prof. Umberto Tessari e di ceramista presso il Centro Artistico Professionale Femminile di Verona. Ha seguito corsi di grafica presso la SCUOLA INTERNAZIONALE DELLA GRAFICA di Venezia, la SCUOLA REGIONALE DI GRAFICA di Castelnuovo del Garda, il CENTRO INTERNAZIONALE DI GRAFICA di Venezia, lo STUDIO GRAFICO VENTURI di Verona, l’ACCADEMIA CIGNAROLI di Verona, col maestro Nereo Tedeschi, e corsi di pittura presso l’ACCADEMIA CIGNAROLI di Verona col maestro Aldo Tavella, l’ATELIER della maestra Rita Chincarini di Verona e il CENTRO ARTISTICO PROFESSIONALE di Verona con la maestra Andreina Robotti. Si è dedicata all’insegnamento di  materie artistiche presso il CAPAF di Verona e all’insegnamento della modellatura e decorazione della ceramica presso la Scuola Statale G. Rodari di Verona.

Ha frequentato corsi di approfondimento e perfezionamento di varie materie grafiche presso “ATELIER APERTO”, Centro Internazionale di Grafica di Venezia, con vari maestri, fra cui: Sene, Riva, Vecchiet, Licata, Carlson, Benavidas, Moro-Lin, Perelli, Vallina. Ha pubblicato diverse cartelle di grafica come descritto nelle News.

 

 

Come vivo la mia arte, di M.T. Cazzadori

Considero i miei lavori artistici, sempre più come un terreno su cui sperimentare, (potrei dire con cui sperimentare, perché io e le mie opere diventiamo una cosa sola) materiali delle più svariate composizioni ed origini. La mia azione si sviluppa, su superfici molto resistenti e scabre. Su di esse scopro un universo indecifrabile e complesso, costituito da infinite tracce e segni, che abbozzano mondi poetici di straordinaria sensibilità; tracce e segni che affascinano me, prima dell’osservatore, tanto da coinvolgermi in una contemplazione non solo estetica, ma soprattutto interpretativa. L’amore per la ricerca aumenta, in parallelo, ad un lavoro di scoperta dell’incisione (iniziato in tempi successivi), fondato su un processo memoriale di scrittura segnica evocativa. Il lavoro su carta o su altri materiali, si sviluppa principalmente attraverso la composizione di messaggi simbolici. Questo avviene all’interno di una sollecitata immaginazione oppure di una rivisitazione mnemonica di materiali, o innestando un processo emotivo durante il quale il reale si confonde con l’immaginario, contribuendo a formare una base di ricerca in continua evoluzione. Talora sono le stesse composizioni, nel loro divenire, che contribuiscono a tenere acceso il fuoco della curiosità, che si sviluppa in un circuito nel quale sentimento ed energia si compenetrano. L’opera diventa, realtà, ricerca e nello stesso tempo, desiderio e quindi necessità di continuare nella ricerca. Mi accade spesso di considerare il mio lavoro come un abbozzo e di chiedermi quando lo stesso possa considerarsi terminato. Se, come credo, non lo sarà mai, ecco spiegato il motivo di una sua funzione: quella di spingere alla ricerca, il risultato stesso della ricerca. Ritengo che questo processo, condotto da ogni artista secondo la propria visione, può portare a definizioni del tutto diverse. Ma forse é questo il compito di chi fa ricerca. Suscitare emozioni e domande a sé stesso e agli altri, in un continuo navigare intorno ad un mondo composto di materia e di forma.

A partire dal microcosmo di M.T. Cazzadori

La pietra, il ferro, la terra, il gesso e quant’altro si trova in natura, avente le caratteristiche per essere modellato, o manipolato, unito o frantumato, con procedimenti fisici o chimici, manuali o meccanici, tutto ciò fa parte di un macrocosmo dentro il quale sento la necessità’ di sperimentare le mie intuizioni artistiche. Una tela, un foglio, un muro, una tavola, una lastra, superfici su cui posso operare, lasciano libera la mia fantasia nella scelta dei materiali e delle soluzioni grafiche. Tutto questo rappresenta, per me, un inno al desiderio di conoscere, di provare, di scoprire. E’ un’esigenza che riesce a far risalire dai meandri della memoria, realtà apparentemente dimenticate o sogni intensamente vissuti. Ritengo che il mio lavoro possa essere interpretato come derivante da un atteggiamento di automatismo istintivo o di abbandono emozionale, perché esso si manifesta per mezzo di un processo che riesce a far convivere il gesto ed il progetto, la ragione ed il sentimento. Almeno spero.