La monocromia come passaggio

Ferenc Haas, direttore del Museo d’Arte di Szentetdrei (Ungheria), Il Giornale di Budapest, 2001

Mi sento di suddividere la pittura di Maria Teresa Cazzadori, in tre fasi. La prima costituita da parti decorative, la seconda, molto sensibile, fatta di segni che vanno sempre alla ricerca della ” facture” e la terza, mnemonica, di ricerca che va al di là dell’oggetto e diventa quasi del tutto priva di segno e di colore, ed é la più espressiva. E’ questo il periodo in cui lei produce questi effetti sulla frontiera della pittura e della grafica. La pittura si va sempre più rarefacendo, perde cromia, fino a diventare monocroma. Il risultato diventa molto interesante, specialmente là dove possiamo osservare le piccole tramature, sottili movimenti sapientemente organizzati, in parti che si staccano e si ricompongono. I dettagli dei lavori sono di grande raffinatezza. La tecnica, nella grafica, ottiene risultati di particolare pregio perché sono l’ espressione di una personalità forte che si impone sull’opera e che attrae l’osservatore attento ( come mai non le é stata offerta una strada conoscitiva, almeno nell’ambito europeo? misteri dell’arte). La pittura ci permette di capire che l’artista é arrivata, da sola, ad importanti e personalissimi risultati. Le superfici si presentano come espressione di notevole sensibilità e ci invitano a scoprire, talvolta con qualche turbamento, il loro più recondito significato.

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