Maria Teresa Cazzadori
 
Home Page | Galleria | Recensioni | Curriculum Vitae | Contatti |
 
 
Recensioni!
In questa pagina trovate la "Critica"
 

 
“La nobilta' dell'Arte Povera" di Giorgio Trevisan
Combinando sulla tela i suggerimenti dettati dall'istituto creativo e dal razionale controllo della mano esecutrice, M.T. Cazzadori crea una pagina pittorica sulla quale affiorano ricordi, realta' apparentemente dimenticate, eventi del passato sepolti nei meandri della memoria. Nei suoi lavori recenti, sottilissimi strati di colore, mai trasportati ma fortemente contrastati, esibiscono una consistenza materica definita da sovrapposizioni insistite di pigmento in grado di rivelare immagini che sembrano estratte da una realtà e da un sentimento appena affioranti dalla mente e dal cuore. L'immagine ideata e costruita sulla superficie delle sue opere, appartenente all'universo dell'astrazione, accoglie strutture formali e tracce di colore- non colore, che si manifestano come esiti di un attento lavoro di progettazione dello spazio e della sua metodica ricostruzione. Nei suoi quadri conquistano dignita' espressiva proprio quelle immagini che lo sguardo distratto difficilmente vede e memorizza. Muri consunti, parete sbrecciate, sembrano rievocare figuralita' lacerate che, pur nella loro trasfigurata presenza, conservano in se stesse la veridicita' di un pensiero che ne rintraccia le radici, rivitalizzandole sulle superfici dell'opera. Spesso, la pittura di M.Teresa Cazzadori si realizza in solide ricostruzioni di "figuralita senza fissa dimora", in prelievi di un lontano mondo immaginario. Ed é proprio grazie alla materia, che si scompone e ricompone, che si sfuma e si addensa, che lei riesce a dar vita a una espressione pittorica prodotta come lento e infrenabile sommovimento tellurico in continua e mai definitiva composizione. Espressione che si adegua e sviluppa, sovente, quando il materiale sul quale il progetto prende forma e' un vecchio legno, una lastra di ferro, oppure un frammento di terracotta. Ricerca di immagini e di radici, ricerca di presenze lontane, ricerca di materiali da manipolare, da piegare, da rendere parte integrante del progetto, che progetto non e'.

"Come vivo la mia arte" di M.T. Cazzadori
Considero i miei lavori artistici, sempre più come un terreno su cui sperimentare, (potrei dire con cui sperimentare, perché io e le mie opere diventiamo una cosa sola) materiali delle più svariate composizioni ed origini. La mia azione si sviluppa, su superfici molto resistenti e scabre. Su di esse scopro un universo indecifrabile e complesso, costituito da infinite tracce e segni, che abbozzano mondi poetici di straordinaria sensibilità; tracce e segni che affascinano me, prima dell'osservatore, tanto da coinvolgermi in una contemplazione non solo estetica, ma soprattutto interpretativa. L'amore per la ricerca aumenta, in parallelo, ad un lavoro di scoperta dell'incisione (iniziato in tempi successivi), fondato su un processo memoriale di scrittura segnica evocativa. Il lavoro su carta o su altri materiali, si sviluppa principalmente attraverso la composizione di messaggi simbolici. Questo avviene all'interno di una sollecitata immaginazione oppure di una rivisitazione mnemonica di materiali, o innestando un processo emotivo durante il quale il reale si confonde con l'immaginario, contribuendo a formare una base di ricerca in continua evoluzione. Talora sono le stesse composizioni, nel loro divenire, che contribuiscono a tenere acceso il fuoco della curiosità, che si sviluppa in un circuito nel quale sentimento ed energia si compenetrano. L'opera diventa, realtà, ricerca e nello stesso tempo, desiderio e quindi necessità di continuare nella ricerca. Mi accade spesso di considerare il mio lavoro come un abbozzo e di chiedermi quando lo stesso possa considerarsi terminato. Se, come credo, non lo sarà mai, ecco spiegato il motivo di una sua funzione: quella di spingere alla ricerca, il risultato stesso della ricerca. Ritengo che questo processo, condotto da ogni artista secondo la propria visione, può portare a definizioni del tutto diverse. Ma forse é questo il compito di chi fa ricerca. Suscitare emozioni e domande a sé stesso e agli altri, in un continuo navigare intorno ad un mondo composto di materia e di forma.

"Il fascino della ricerca" di Vera Meneguzzo
"Il fascino della ricerca ". Un motto coniato per identificare se stessa, la sua esplorazione nel recinto mai chiuso dell'arte, il porsi autobiografico attraverso un linguaggio sempre piu' scarnificato, icastico, emozionante, severo. La Cazzadori viene da un figurativo accettato solo come esercizio sviluppatosi in diverse fasi contrassegnate da successivi passaggi in cui era ancora imbrigliata dalle necessità di un segno riferito alla sostanza; dal colore ossequiente alla legge delle concordanze e dei contrasti; da un paziente lavoro condotto sui materiali plastici della ceramica per cavarne, poi, i segreti da trasferire nella pittura. Una lunga maturazione che produce, oggi, ragguardevoli risultati, per opere che paiono scoprirsi sotto la pressione leggera dei polpastrelli che scostano la polvere per lasciare intravvedere soltanto segnali. Affiora, allora, un disegno puramente mentale, fatto di toni parsimoniosi, di tinte indecifrate, sul percorso materico e gessoso simile allo scheletro minimo di un proteo primordiale. Oppure al sistema della genesi su cui sono costruite forme e suoni. O al progetto di un sogno meravigliosamente organizzato. Per la Cazzadori, cio' che conta, non é l'immagine ma la sua traccia. Un realizzare sulla tela la sensazione forte di una presenza, di un ricordo, di un brivido non chiaramente identificati, ma di cui, nel cuore e nella mente, sono rimasti impressi emozioni e parvenze. Un cancello chiuso su una strada in collina, un muro segnato dalle rughe del tempo trascorso, un profilo umano intravisto per un attimo e mai dimenticato. Il tutto sostenuto da assonanze numeriche, fatte di equilibri e di esatte soluzioni, in parallelo alle eterne armonie matematiche e geometriche del mondo.

"A partire dal microcosmo" di M.T. Cazzadori
La pietra, il ferro, la terra, il gesso e quant'altro si trova in natura, avente le caratteristiche per essere modellato, o manipolato, unito o frantumato, con procedimenti fisici o chimici, manuali o meccanici, tutto ciò fa parte di un macrocosmo dentro il quale sento la necessità' di sperimentare le mie intuizioni artistiche. Una tela, un foglio, un muro, una tavola, una lastra, superfici su cui posso operare, lasciano libera la mia fantasia nella scelta dei materiali e delle soluzioni grafiche.
Tutto questo rappresenta, per me, un inno al desiderio di conoscere, di provare, di scoprire. E' un'esigenza che riesce a far risalire dai meandri della memoria, realtà apparentemente dimenticate o sogni intensamente vissuti. Ritengo che il mio lavoro possa essere interpretato come derivante da un atteggiamento di automatismo istintivo o di abbandono emozionale, perche' esso si manifesta per mezzo di un processo che riesce a far convivere il gesto ed il progetto, la ragione ed il sentimento. Almeno spero.

"L'approdo ad uno stile maturo di un’artista controcorrente" di Piera Dona'
Pur continuando ad essere il nutrimento artistico di una scarsa élite, e a non interessare il grosso pubblico, oggi l'arte d'avanguardia non é più ignorata come un tempo. Ma per chi ha deciso di fare pittura al di fuori degli schemi tradizionali, risulta sempre piu' difficile vivificare l'ispirazione ed affinare la tecnica senza cadere in una rischiosa involuzione. L'artista veronese Maria Teresa Cazzadori e' riuscita perfettamente in questa impresa, seguendo un percorso artistico che l'ha portata dall'originario figurativo- interpretato pero' come richiamo visivo di un paesaggio mentale- all'astrattismo geometrico o lineare, sino ad approdare alla "rivoluzione" informale. Diplomatasi all'Accademia Cignaroli, la Cazzadori ha poi frequentato i corsi della Scuola Internazionale di Grafica di Venezia, dove ha intrapreso una ricerca che l'ha portata ad una destrutturazione-ricostruzione del suo modo di dipingere. Appartengono a questo periodo le cartelle "Contrappunti" e "Cielo-Terra" . Negli ultimi lavori la Cazzadori e' andata attribuendo un crescente valore al medium dell'opera d'arte, ossia al mezzo espressivo che la qualifica. L'importanza della tecnica sposa la preminenza della materia che diventa, in molti lavori, la ragione prima del suo operare. Nell'astrattezza della tela, dove il cromatismo é quasi totalmente abbandonato, l'artista veneta, tenta la ricostruzione di una realta' fenomenica riprodotta con lo spirito di chi vuole ritemprarsi nella lezione della natura. Segni e pennellate si compongono cosi sulla superficie in una rete di ricordi in cui si raccoglie la sua memoria, sino ad offrire una immagine che e' la sintesi di reminiscenze, sogni, associazioni mentali.

La peinture est Rythme et silence di Marie Carreton
La peinture de Marie T. Cazzadori est très subtile. Le premier coup d'oeil donne une approche plutot abstraite de cette peinture. Ensuite le regard nous révèle les véritables qualités de l'oeuvre qui, sans etre figurative, reste académique dans sa modernité. Les qualités sont rythmes et lumières. Cèramiste, sculpteur, graphiste et enfin peintre elle a énormément travaillé pour parvenir a étre un artiste complète. Toutes ses experiénces, toutes ses connaissances l'ont amenée peu à peu à eliminer le superflu et a requérir à des moyens simples. Le résultat nous montre actuellement ce qui pour elle est l'essentiel dans sa peinture. Pour mieux voir l'évolution, il suffit de regarder les tableaux plus anciens: les formes et les couleurs nous donnaient a voir un travail de composition figée voire enfermée dans une espace donné. A' présent la peinture n'est plus que rythmes, silences, ombres et lumières.

"La monocromia come passaggio" di Ferenc Haas
Mi sento di suddividere la pittura di Maria Teresa Cazzadori, in tre fasi.
La prima costituita da parti decorative, la seconda, molto sensibile, fatta di segni che vanno sempre alla ricerca della " facture" e la terza, mnemonica, di ricerca che va al di là dell'oggetto e diventa quasi del tutto priva di segno e di colore, ed é la più espressiva.
E' questo il periodo in cui lei produce questi effetti sulla frontiera della pittura e della grafica. La pittura si va sempre più rarefacendo, perde cromia, fino a diventare monocroma. Il risultato diventa molto interesante, specialmente là dove possiamo osservare le piccole tramature, sottili movimenti sapientemente organizzati, in parti che si staccano e si ricompongono. I dettagli dei lavori sono di grande raffinatezza. La tecnica, nella grafica, ottiene risultati di particolare pregio perché sono l' espressione di una personalità forte che si impone sull'opera e che attrae l'osservatore attento ( come mai non le é stata offerta una strada conoscitiva, almeno nell'ambito europeo? misteri dell'arte).
La pittura ci permette di capire che l'artista é arrivata, da sola, ad importanti e personalissimi risultati. Le superfici si presentano come espressione di notevole sensibilità e ci invitano a scoprire, talvolta con qualche turbamento, il loro più recondito significato.

"Oltre il Segno, verso la pitto-scultura" di Paola Azzolini
Tele come muri scrostati, annerite, segnate dal rosso di incendi remoti, da solchi che fanno affiorare l'anima bianca sottesa; legni su cui il tempo ha lasciato la sua ruvida carezza, ferri divorati dalla lebbra del passato, superfici oscure su cui si aggrumano onde ruvide di magmi presitorici, bagliori di fuoco che s'affacciano tra grigiori e baluginare bianco di pomice; ma anche carte che s'addensano in segreti rilievi, misteriose topografie sbiadite, dal biancore latteo più o meno intenso, come " perla in bianca fronte " : una materia varia che torna a parlare un suo arcano linguaggio. Le opere di quest'ultimo periodo di Maria Teresa Cazzadori, dialogano fittamente con i materiali, resuscitandoli nell'esplorarne le tracce, nell'individuarne i segni che affiorano da fondi remoti, da densità luminose che si ispessiscono in misteriose, indecifrabili, scritture. La materia, la tela, la carta, il legno o il ferro, si combinano con il segno, in un alfabeto primigenio e modernissimo; graffiti di una remota vicenda, interiore o esteriore, non conta. Certi legni corrosi , incisi, segnati dai nodi, dialogano con il ferro rugginoso di arnesi inservibili, evocando le tracce delle mani che li hanno lavorati e perduti, nel gorgo del tempo. Le tele giocano su colori non fondamentali, quali il bianco ed il nero, nelle loro infinite variazioni; ma questo universo, quasi monocromo, si manifesta, anche, come un oggetto tattile. Sono tavole e tele, non solo da vedere, ma da toccare; quasi un alfabeto braille, per rendere evidente la fisicità del rapporto con la pittura. Quello che importa non é la rappresentazione di qualcosa, ma l'autosufficienza del linguaggio in cui convivono segno e progetto. L'artista esibisce, infatti, la trama delle sue incisioni, il cammino del suo progresso creativo : ritmo e luce si svolgono nella sequenza del nero, sempre più nero, dei bianchi, dei grigi ed ancora dei bianchi, delle forme appena alluse e subito sprofondate nella tela, come nella terra di una sterminata pianura, dove sia appena terminata una cruenta battaglia. Come i muri scavati e corrosi di Tapies, i sacchi lacerati e bruciati di Burri, le fragili sculture dell'arte povera, le pitto-sculture di Mariateresa Cazzadori esprimono la storia di un conflitto indicibile tra noi ed il mondo che é intorno a noi. Il dramma di questo dialogo con la materia, confina col silenzio, con l'enigma; convoglia le emozioni che giacciono sotto la soglia del cosciente e le elabora nel dialogo con l'oggetto, con le resistenze dell'oggetto. La materia rinasce , non come materia inerte, bensi come memoria dell'oscurità che l'artista ha attraversato, per ritrovarla e ritrovarsi; e l'opera è il coagulo delle risultanze, fra intenzioni formali e resistenza, dell' attualità di ogni tipo di materiale adoperato. Diceva Fautrier che non si fa altro che reinventare ciò che è, restituire in sfumature emotive la realtà che é insita nella materia, nella forma, nel colore, quali risultati dell'effimero risolti in ciò che non muta più. La Cazzadori si sprofonda nel materiale che ha davanti cercando di coglierne il messaggio profondo. Inizia un dialogo che è un'avventura perché non sa dove porterà. Il suo é un furore freddo, che non ha nulla in comune con il segno emotivo ed allucinato dell'Action painting. Dalla necessità della ricerca inizia il suo sprofondamento nelle tenebre, nella sordità ottusa , senza tempo e senza spazio, della " COSITA' dell'essere. E' come se, la materia sorda, il nero-bianco sotto le mani abili dell'artista, recuperasse una sua "memoria " , che é memoria di relitti, di esistenze sepolte, bloccata nei segni, talvolta infinitesimi, nei grumi o nella piatta stesura del colore. Ma il dramma non si consuma in un informe mucchio di braci, nell'angoscia che schiaccia e sommerge il segno artistico. Il lirismo, esibito e sottile del lavoro dell'artista, redime, nella laboriosa ricerca del pennello, dell'incisione, dell'assemblaggio scultoreo, le tracce dell'antico naufragio.

"L’unità del molteplice" di Bruno Rosada
Un fondamentale merito di Maria Teresa Cazzadori é quello di essere riuscita a far fare un passo avanti all'esperienza non figurativa, o aniconica che dir si voglia, nel momento in cui nell'estenuata conclusione del secolo della modernità ( e l'eredità che ci lascia é il dubbio del " CHE FARE? " ) l'essenza preponderante di questa componenete risulta essere la categoria storico-esistenziale della ripetizione usata a copertura di una valenza pittorica ormai inessenziale, come conferma la diffusa pratica delle istallazioni.
Ed é questa la peggiore condanna per un secolo che ha esaltato l'originalità, intesa come ripudio accanito del passato e del presente, UP TO DATE, come condizione necessaria e sufficiente della validità dell'arte. Far procedere il discorso artistico producendo opere di innegabile originalità é quindi il difficile obiettivo di questo finale di partita, che Maria Teresa Cazzadori ha realizzato con risultati storicamente innovativi, validi sul piano estetico, sia per lo spessore dei contenuti sia per l'organizzazione formale.
E un titolo ancora va a lei attribuito, ma forse é questa la ragione profonda della positività dei suoi risultati : la novità della tecnica grafica. Infatti questa di Maria Teresa Cazzadori é una mostra di grafica ma in realtà qui bisogna parlare di pittura. Perché i risultati sono quelli. E lei ha trovato i margini storici per mandare avanti il discorso, ha trovato modo di operare dentro gli spazi esigui rimasti all'aniconico, proprio inventando una tecnica grafica che permette di ottenere quei risultati. La novità consiste nel far pittura, anche con i mezzi della grafica. Non occorre essere devoti a Jung, per cogliere nella disposizione delle masse cromatiche, nell'accettazione e nella composizione dei colori, nella diversa qualità dei segni, l'emergere di tensioni che nascono nel profondo dell'animo umano, in quell'inconscio collettivo che presiede allo spirito del tempo, e si confrontano con guide archetipiche come se questo inconscio collettivo imponesse una necessaria disciplina di natura estetica a quelle forme che sgorgano incontenibili e si confermano inesauribilmente espressive: cosi Maria Teresa Cazzadori realizza quella interpretazione delle esigenze culturali del secolo, che é l'aspirazione di ogni artista al di là dei risultati personali.

"La verità del linguaggio" di Enzo Di Martino
Vi sono eventi visivi che dichiarano immediatamente la loro identità senza per questo dover ricorrcre alla narrazione o alla rappresentazione di alcunchè. E' il caso dei fogli di Maria Teresa Cazzadori che configurano una immaginazione inoggettiva di grande intensità emotiva affidata essenzialmente alla funzione memorativa delle tracce e del colore che l'artista vi deposita. Si tratta di "segnali" cui Maria Teresa Cazzadori perviene attraverso un procedimento lungo e riflettuto quale quello dell' incisione calcografica e che, proprio per tale rugione, risultano infine carichi di valenze che hanno a che fare con la storia e la memoria. E' evidente perciò che l'artista veronese appare consapevole di avere a che fare con una partita espressiva nella quale la posta in gioco non è la rappresentazione ma il linguaggio. Per questa via Cazzadori giunge alla manifestazione di un evento visivo che possiede i caratteri dell'autosufficienza, scandito su di una superficie metallica che diviene cosi lo spazio destinato ad accogliere gli impulsi di una vita interiore. Ecco perchè le sue immagini sembrano rispondere a regole interne a se stesse, esplicitazioni di un immaginario personale di cui l'artista non da conto. In questo senso la loro "bellezza" è assolutamente inintenzionale perchè esse esprimono la sola necessità ad apparire, a manifestarsi, di un sogno personale cui l'artista affida la sua stessa probabilità esistenziale. Sarebbe tuttavia fuorviante ritenere che il lavoro di Maria Teresa Cazzadori provenga da un atteggiamento di automatismo istintivo o di abbandono emozionale, perchè esso si manifesta per mezzo di una processualità complessa che riesce a far convivere il gesto e il progetto, la ragione e il sentimento. Il momento formale appare caratterizzato dalla necessità di dare ordine allo spazio che diviene cosi totalmente significativo, mentre le sue opere più rccenti sembrano reclamare il diritto alla ricerca di nuovi orizzonti espressivi. In entrambi i casi, tuttavia, evidente l’assoluta "necessità" all' apparizione che tali immagini dichiarano, in una urgenza espressiva che ha a che fare con l’inevitabilità. Il linguaggio, l’esercizio dei mezzi espressivi, diviene allora esso stesso rappresentazione, in un processo di affinamento e di autogiustificazione che è molto simile a quello della ricerca musicale. Ecco perchè Cazzadori "esibisce" la trama stessa del tessuto incisorio con un atteggiamento che non oppone resistenza alla manifestazione dell'opera "fatta ad arte", consapevole com' è, della necessità di percorrere tutta intera la via del "fare l'arte. Il linguaggio diviene allora l'unica possibilità di dichiarare la propria interezza interiore, la sola maniera di "attraversare" il mondo della fantasia e dell'immaginazione, nel segno "turbolento" e rassicurante della poesia.