La metamorfosi della materia

Biblioteca Arturo Frinzi, Verona 2013

 di Simonetta Conti

Un’impronta, un’orma, un graffio, una traccia, un’incisione su una superficie che cede arrendevole alla mano dell’artista, carta, argilla, ferro, stoffa, l’artista si avvicina e si unisce in simbiosi con il materiale, lo fa suo. I materiali hanno già una loro storia, sono già stati segnati dall’uso. Anche l’artista ha una sua storia, uno strato di esperienze, percettive, emotive e mentali. L’opera nasce come in un dialogo poetico tra vite sepolte e ritrovate. Il materiale riciclato viene bruciato, inciso, è un moderno bassorilievo, la cui “superficie si presenta come un corpo espressivo, una pelle che rileva un transito che pulsa di simboli e lascia delle tracce” (N. Melotti).

Proviamo a leggere “L’essenza della materia”. Il pezzo di ferro è corroso, lacerato, combusto, ribaltandone il valore estetico.

L’intervento tormenta il materiale, ma non c’è violenza o alienazione. L’artista, con fare femminile, cesella senza ricorrere a simboli e senza i colori, residuo dell’emotività naturalistica del passato, dialoga con la memoria dell’oggetto e procede con un metodo che mostra i passaggi dell’esercizio creativo, più che con un fine precostituito, alla ricerca delle qualità formali del materiale, mai percepite. Lo spettatore è invitato a sensibilizzarsi e a essere cosciente della nuova relazione immaginativa.

“Il segno tracciato dal gesto fa uno spazio che è la misura e la struttura dell’azione” (G. C. Argan)

Pensiamo ad es. a un ponte di Nervi, che sfrutta le capacità plastiche del calcestruzzo, ricavandone la sola forma possibile per quel gesto mirato a trasportare ogni cosa al di là del fiume. Maria Teresa Cazzadori, artista indipendente, si occupa di arte da sempre. Dopo i regolari studi artistici e il diploma in scultura presso l’Accademia Cignaroli, ha approfondito lo studio della ceramica e della grafica sperimentale. Ha proseguito sia come discente sia come docente, in un gioco di ruoli generoso, capace di permettere l’affinamento della capacità tecnica  e della comunicativa.

Ma dov’è diretto l’impegno e l’energia dell’artista? Perché quest’attenzione alla materia? La ricerca è linguistica? Proviamo a studiare il problema da lontano, partendo dalla storia dell’arte contemporanea, dalla sua tendenza non figurativa. Dobbiamo tornare al problema specifico dell’arte che è sempre un problema di “Forma”. L’attenzione alla materia è nata quando la forma-immagine ha cessato di essere rappresentazione della realtà o strumento a servizio del committente, ma si è presentata autonoma, con un suo valore intrinseco e con oggetti dalla vitalità percettiva.

Il fare, poiesis, prevale sulla teoria e su tutto avanza l’intenzionalità operativa, l’atto irripetibile.

Nelle opere di Maria Teresa Cazzadori non siamo nel campo dell’arte informale, dove il livello è pre-linguistico e pre-tecnico e l’attività dell’artista si riduce al gesto, ma siamo di fronte ad un percorso di raffinata esperienza, di competenza tecnica e di attenzione al processo creativo.

Il ferro rimane ferro, la carta carta, la stoffa stoffa e la ceramica ceramica. Solo in un secondo momento la materia assume il valore estetico del ritmo di luce e ombra, pieno e vuoto, liscio e ruvido e l’energia dell’artista si trasferisce nel materiale che reagisce con maggiore o minore resistenza, a seconda delle sue proprietà e della sua storia, come in un inesauribile flusso di esistenza.

Le categorie di spazio e tempo sono presenti nell’opera in forma contemporanea, anticlassica: non uno spazio razionale, ordinato e armonico, ma una visibilità fatta di trasparenze, di sovrapposizioni, un ambiente quasi onirico, tipico delle riflessioni esistenziali del nostro novecento.

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